Blade Runner 2049: the old familiar sting

Attenzione: Seguono spoiler su Blade Runner e sul suo sequel.

Blade Runner 2049 non è un film perfetto ma è un buon film. A renderlo un buon film non sono particolari meriti di sceneggiatura o di regia, né le doti recitative dei protagonisti. Non è reso un buon film dalla sua colonna sonora, né dagli effetti visivi. Nemmeno dalla presenza di Ana De Armas, anche se quella in effetti aiuta parecchio.

Certo, sono tutti elementi che contribuiscono ad apprezzare la (seppur lunga) pellicola, però non è quello il punto. Allo stesso modo, non furono le tinte fosche e l’originale ambientazione a decretare il ruolo di cult del predecessore, il capolavoro tratto nel 1982 da un racconto di Philip K. Dick e interpretato dal sempre ottimo Harrison Ford e da un inarrivabile Rutger Hauer. Il motivo per cui Blade Runner ci piace è che ci spinge a interrogarci su qualcosa di difficile non solo da digerire ma anche da iniziare a masticare: cosa ci rende umani?

Questa è probabilmente la domanda fondamentale della nostra epoca, forse ancor più che ai tempi di Cartesio e del suo cogito ergo sum: è più attuale perché siamo arrivati molto vicini al momento in cui creeremo qualcosa che potrebbe forse essere un surrogato di umanità, un’intelligenza artificiale degna di questo nome. Questa è probabilmente la domanda che sta alla base dell‘incomprensione tra Elon Musk e Mark Zuckerberg, e a ben guardare è una domanda simile a quelle che si sono posti nei decenni personaggi del calibro di Isaac Asimov e Mary Shelley.

Il primo Blade Runner è ricordato dai più per lo splendido, imperdibile monologo del replicante ribelle Roy Batty, monologo che è difficile non conosciate almeno per sentito dire (in caso sia così, potete rimediare qui). “Voi umani”, ci chiama Roy poco prima di spirare: Batty è in grado di pensare, lottare, morire, eppure non è e non crede di essere umano. Cosa gli manca per essere uno di noi? Al di là dell’aspettativa di vita limitata, cosa rende Batty differente? Cosa manca ai primi replicanti presentati nel film dell’82 per somigliarci davvero?

Il sequel prova ad affrontare questi interrogativi, anche se a mio avviso la risposta non è quella che viene presentata allo spettatore: la teoria dominante dei personaggi che popolano questa pellicola è quella per cui il “miracolo”, il punto chiave per rendere i replicanti pari a noi esseri umani (anzi, più umani degli umani a sentire una di loro: presagio di come le cose possano finire ribaltate in futuro su quella Terra satura di inquinamento) sia la capacità di procreare. Non costruire, cosa già possibile, ma procreare, riprodursi, avere dei figli: i replicanti individuano come tratto ultimo che caratterizza l’essere umani la capacità di riprodursi. Ma due persone che si amano e non possono avere figli sono forse meno umane delle altre? Io credo di no: si tratta probabilmente di un errato costrutto mentale, di qualcosa che tanto i replicanti quanto il loro creatore (il serafico e spietato Niander Wallace) hanno frainteso. Per Wallace, si tratta soltanto di un problema di supply chain: vuole un metodo per produrre più replicanti. Per i replicanti stessi, si tratta probabilmente di un caso di sudditanza mal diretta.

Il vero miracolo, a mio avviso, quello del quale i replicanti stessi probabilmente non verranno mai messi al corrente, noi spettatori lo vediamo nei minuti finali della pellicola: il vero tratto distintivo dell’Umanità, il pezzo mancante del puzzle, in realtà i replicanti lo hanno tra le mani da decenni, fin dai tempi in cui il compianto Batty si dimostrava capace di emozionarsi per i ricordi della propria breve vita. Si tratta della capacità di provare dolore, non in senso fisico ma affettivo. Provare dolore per sé ma soprattutto per gli altri, patire ed essere empatici: provare dolore per la perdita di una persona amata, anche se tale persona forse non era nemmeno una persona vera. La capacità di anteporre il bene di un altro al proprio dopo esserci messi nei suoi panni: questo è probabilmente il tratto distintivo dell’Umanità, la caratteristica che andrà ricercata nei replicanti di domani perché diventino come noi. O forse perché non diventino come noi, che è ciò che in fondo realmente temiamo.

Ora per favore fate partire questa canzone, e allontanatevi sotto la pioggia incessante.

4 Comments

  1. Ho visto il film un paio di settimane fa. Premesso che il primo l’ho visto davvero tantissimo tempo fa (altrimenti detto lo ricordo solo a grandissime linee), la prima cosa che mi ha stupito di questo sequel è che pur non essendo un’amante del genere non ho assolutamente penato la lunghezza del film, cosa che per me gli fa acquistare molti punti.
    Per quanto riguarda il “miracolo” della nascita credo che per i replicanti esso sia così importante perchè gli permette di affrancarsi da un creatore umano e di essere loro stessi generatori di vita. Vita che già hanno ma che, forse condizionati dalla consapevolezza di non essere umani, già di fatto hanno visto che sono in grado di provare sentimenti non preimpostati (a differenza di Joy che è programmata per affezionarsi al suo padrone).
    Un appunto: non so se conosci la serie TV Battlestar Galattica (quella più recente), ma il miracolo della nascita me l’ha ricordata tantissimo.

    Liked by 1 persona

      1. Ma credo che la valenza del generarsi e non costruirsi sia molto forte. Facendo un parallelismo un po’ forzato pensa a quanto spesso coppie che vorrebbero figli ma non possono storcono il naso di fronte all’adozione. E’ sempre una creatura da crescere e accudire eppure il non essere nato dalla propria carne fa titubare.

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...