Hikōkigumo

Le scie bianche nella foto lì sopra sono scie di vapore acqueo condensato, lasciate da aerei di passaggio in un cielo molto arancione e un po’ azzurro. Secondo una ricerca pubblicata nel 2011, tuttavia, il 17% della popolazione mondiale crede che si tratti piuttosto di letali scie di sostanze chimiche con cui veniamo irrorati giorno dopo giorno, prova inconfutabile di una massiccia cospirazione globale organizzata da non meglio specificati Poteri Forti per fini la cui comprensione esula dalla mia limitata conoscenza della mente degli psicolabili. La bizzarra teoria è facilmente confutabile in diversi modi, a me piace particolarmente questa riflessione su quanto costerebbe un programma come quello che ipotizzano i complottisti. Spoiler alert: costerebbe troppo. Caso chiuso? Purtroppo no: la teoria del complotto sulle famigerate “scie chimiche” esiste a quanto pare fin dal 1918, cosa che la dice lunga su quanto male faccia la guerra alla mente delle persone.

A proposito di guerra, alcuni anni dopo la fine di quella chiusasi appunto nel 1918 ne scoppiò come forse sapete un’altra, caratterizzata dal fatto che in cielo volavano cose ben più letali delle innocue nuvolette di vapore che da circa un secolo spaventano tante persone con il cappellino di carta stagnola in testa: cose come il Mitsubishi A6M, noto anche come Zero, l’aereoplano usato dai famigerati Kamikaze giapponesi in tante azioni suicide. Proprio alla storia del progettista capo dello ZeroJirō Horikoshi, il grande maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki ha dedicato nel 2013 quello che è stato il suo ultimo capolavoro, Kaze Tachinu (in Italia, “Si alza il vento“). Si tratta di un film di livello altissimo che parla di sogni, creativitàamore, opera di un uomo che è ed è sempre stato un grande appassionato di aviazione e meccanica nonché un pacifista convinto: è grande il contrasto interiore di Miyazaki nel dedicare il suo ultimo lavoro a un mezzo come lo Zero, contrasto generato dalla repulsione verso la violenza e dalla simultanea attrazione verso le macchine che la facevano piombare dall’alto. Kaze Tachinu si chiude con una canzone che a me piace molto intitolata Hikōkigumo, dove Hikōki- sta per aereoplano e –gumo (che per la verità sarebbe Kumo) sta per nuvola. Insomma, Hikōkigumo è quello che per il 17% della popolazione mondiale è una scia chimica. Questi giapponesi sono davvero appassionati di cospirazioni, eh? Non proprio.

Hikōkigumo è una canzone pubblicata nel 1973 da Yumi Matsutoiae parla di un’amica d’infanzia della cantautrice morta giovanissima a causa di una salute molto cagionevole. La breve vita della ragazza, la sua rapida scomparsa, la traccia man mano più sbiadita che ha lasciato nella memoria dei suoi cari: questo è rappresentato per l’autrice dalla scia di un aereo, da cui il titolo del brano. Ano ko no inochi wa hikoukigumo, canta Yumi: la vita di quella bambina fu come una nuvola di vapore.

Cosa porta due membri della stessa specie a immaginare cose tanto diverse guardando la stessa traccia bianca nel cielo? Si tratta in entrambi i casi di un’opera di immaginazione, solo che in un caso è impiegata per creare una bella metafora sulla volatilità della vita e metterla in musica, nell’altro per aizzare le folle contro un nemico inesistente in uno scenario fantascientifico. Sarebbe troppo semplice (e sbagliato) definirla una questione meramente culturale, generalizzare dicendo che abbiamo da una parte una visione orientale del fenomeno e dall’altra una visione occidentale. Molto meglio, a mio avviso, sospendere i giudizi di valore e limitarci a dire questo: il significato dei simboli varia in base alla mente di chi li decodifica. Chiaramente esiste un’influenza culturale ma non è solo questo: molto dipende anche dalla sensibilità personale, dal background, dai libri letti, dai film visti, dalle esperienze vissute. Non esistono in pratica simboli realmente universali: quando decidiamo di raccontare una storia dobbiamo essere consapevoli di chi sia il nostro pubblico di riferimento (il segmento target, se proprio vogliamo parlare un po’ di marketing) e stare molto attenti a quali simboli scegliamo di usare. Verremo comunque fraintesi da qualcuno, è inevitabile, però informandoci in anticipo sui nostri lettori/spettatori/utenti/clienti/ascoltatori riusciremo a minimizzare i danni e massimizzare il risultato: se io usassi la foto mostrata qui in una campagna pubblicitaria rivolta a un gruppo di persone che credono nelle “scie chimiche” e nei rettiliani, probabilmente mi vedrei riempire la casella email di insulti e minacce. E la vita è troppo breve per sopportare lo spam: proprio come la traccia di una scia di vapore nel cielo.

Ora per favore fate partire questa canzone, e immaginate qualcosa di bello. Anche se non capite tutte le parole.

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