Australia: Down Under ma non troppo

Durante il mio primo viaggio in Australia (e in generale il mio primo viaggio nell’emisfero sud, nel quale ho toccato anche la Nuova Zelanda) ho avuto la straordinaria opportunità di fare qualcosa che capita raramente in quest’epoca di certezze granitiche e tuttologia forsennata: ricredermi sui miei preconcetti. Benché la mia esperienza sia stata pesantemente limitata dall’essere stato esclusivamente a Melbourne, non godendo quindi della grandissima varietà ambientale di quel Paese così esteso, ho avuto modo di ricredermi su tre aspetti fondamentali, ovvero la natura, le persone e il cibo: ecco un riassunto delle teorie con la quale sono partito da casa e della pratica che ho sperimentato sul campo.

  1. Can’t you hear, can’t you hear the thunder?“: la natura
    • La teoria: qualsiasi essere vivente in Australia è velenoso, aggressivo, infido e/o mimetico. Il clima è ostile, tra un deserto post-atomico dominato da predoni tipo Fury Road e una giungla pericolosissima piena di coccodrilli volanti. I ragni sono dappertutto e ti uccideranno.
    • La pratica: gli australiani sembrano avere un rapporto davvero splendido con la flora e la fauna locale. L’ecosistema australiano è unico ed è protetto con fermezza da una politica di controllo degli accessi molto efficiente, il risultato è un ambiente ricco di animali curiosi e a volte effettivamente pericolosi (non è sbagliato evitare il ragno dei cunicoli ad esempio, o evitare di essere ammazzati da un coccodrillo marino lungo sei metri) ma anche molto affascinanti. In più, il fatto che camminando nelle strade capiti di essere avvicinati da volatili  o piccoli mammiferi per nulla spaventati dall’uomo fa intuire come il rispetto sia reciproco.
  2. Do you speak-a my language?“: le persone
    • La teoria: quando parlano gli australiani non si capisce niente, sono peggio dei texani. Inoltre trattano chiunque come un pericoloso invasore: in aeroporto verrai sicuramente perquisito e probabilmente pestato a sangue. Il carcere non è da escludere.
    • La pratica: che lo slang australiano non sia esattamente Inglese da manuale è un dato di fatto ma non è in fin dei conti un problema. Hanno espressioni curiose ma l’unico inconveniente è non sapere sempre come rispondere a tono: se ordini la colazione e la cameriera ti dice “Here’s your brekkie” non è necessaria una laurea per capire che è l’abbreviazione di breakfast. Diverso è capire esattamente cosa rispondere a un “Cya this arvo“. Però è folkloristico, e soprattutto nessuno proverà volontariamente a mettervi in difficoltà. Ho poi trovato tutti molto rilassati e accoglienti, anche se è vero che la security in aeroporto è stringente: questo va compreso e rispettato (i furbetti non sono ben visti, giustamente). Una nota stonata: gli unici due aborigeni che ho visto a Melbourne erano senzatetto: la popolazione indigena non sembra essersi integrata alla perfezione, anzi. Si notano ancora gli strascichi della White Australia Policy, sebbene la presenza di stranieri (soprattutto asiatici) sia crescente.
  3. He just smiled and gave me a vegemite sandwich: il cibo
    • La teoria: il cibo australiano è robaccia: mangiano carne alla griglia dalla mattina alla sera e tutti quanti spalmano sui toast al mattino una robaccia nera che puzza.
    • La pratica: il cibo australiano è eccezionale: mangiano carne alla griglia dalla mattina alla sera e alcuni di loro (non tutti) spalmano sui toast al mattino il mitico Vegemite. Inoltre si nota molto l’influenza asiatica, ci sono un sacco verdure buonissime e frutti interessanti, si possono mangiare i canguri (e loro un po’ se lo meritano). Soprattutto, gli australiani hanno avuto un’idea eccezionale che personalmente ruberò, ovvero quella di farcire gli hamburger non con semplici cetriolini come negli USA bensì con barbabietola rossa: provare per credere.

Insomma, quello che ho trovato è un popolo simpatico e informale, che parla un curioso dialetto ed è sempre pronto ad accendere il barbeque. Bei paesaggi, tanti animali stupendi che tutti sembrano trattare con cura, buon cibo e una grandissima varietà ambientale: merita decisamente una visita più approfondita.

Ora per favore fate partire questa canzone, e allontanatevi su un vecchio furgone in cerca di qualcuno che vi offra un brekkie.

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