Tra Italia ed eTalia: un commento all’EDPR 2017

Il triste luna park del pressappochismo informatico che ha coinvolto recentemente Rousseau, la piattaforma online targata M5S che ha mostrato di avere più buchi del braccio sinistro di Mark Renton in Trainspotting, mi ha fatto riflettere su come l’Italia sembri essere informaticamente inadeguata. L’attuale condizione italiana è doppiamente fastidiosa, se si pensa che secondo diversi storici dell’Informatica si deve all’italianissima, gloriosa Olivetti il merito di aver inventato nel 1964 il concetto di desktop computer con il mitico Olivetti P101: siamo partiti in pole position, dunque, grazie all’azienda eporediese per antonomasia (N.B. “Eporediese” significa “di Ivrea”, l’ho dovuto naturalmente cercare su Google). Poi qualcosa si è rotto.

p101
Inchinatevi di fronte alla Storia

Visto che essere nostalgici a priori guardando con eccesso di criticità al presente è un brutto vizio, ho deciso di dare un’occhiata al recente Europe’s Digital Progress Report 2017, un resoconto redatto dalla Commissione Europea combinando una serie di dati utili ad analizzare le performance nel mondo digitale da parte dei singoli Paesi membri dell’UE. Ho affrontato la lettura sperando forse di essere smentito nella mia visione pessimistica della situazione, purtroppo però non mi sbagliavo: essere stati primi nei PC non ci salva oggi dall’essere in effetti ultimi (o quasi) nel resto. Stiamo perdendo il treno, o meglio siamo a bordo di un treno troppo lento rispetto a quello degli altri.

EDPR
Eccoci là in fondo, tra Ungheria e Grecia.

Sul report, disponibile tanto in forma aggregata quanto riferito ai singoli Paesi, leggiamo questo: “Le iniziative politiche intraprese nel corso del 2015-2016 iniziano a dare frutti. Infatti, grazie all’obbligo di utilizzo della fatturazione elettronica (e-invocing) verso la pubblica amministrazione, il 30% delle imprese (5° posto nell’UE) ha introdotto le fatture elettroniche, mentre l’adozione del piano per la banda larga ultraveloce ha incentivato gli investimenti pubblici e privati nelle reti NGA [Next Generation Access, ovvero fibra ottica, NdA], portando la copertura al 72% nel 2016, in rialzo rispetto al 41% dell’anno precedente. Le prestazioni a rilento dell’Italia dipendono essenzialmente dagli utenti. Bassi livelli di competenze digitali comportano risultati mediocri in diversi indicatori: diffusione della banda larga, numero di utenti di internet, partecipazione in una serie di attività su internet (tra cui il governo elettronico), uso del commercio elettronico e numero di curriculum nel settore digitale (ossia, lauree in STEM – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – e specialisti delle TIC – tecnologie dell’informazione e della comunicazione). L’Italia fa parte del gruppo di paesi che registra basse prestazioni.

Estraendo qualche punto saliente dall’analisi dei diversi aspetti considerati nel report, la condizione dell’Italia risulta a oggi questa:

  1. Connettività: “I risultati dell’Italia per quanto concerne la diffusione della banda larga mobile sono leggermente superiori alla media dell’UE […] ma i progressi realizzati nell’ultimo anno in materia di connettività sono dipesi principalmente dai miglioramenti della copertura NGA […] che tuttavia resta inferiore alla media dell’UE. Nonostante il leggero aumento degli abbonamenti alla banda larga fissa, nonché alla banda larga veloce […] l’Italia continua a essere in ritardo.
  2. Capitale umano: “Per quanto concerne la dimensione relativa al capitale umano, l’Italia registra risultati ben al di sotto della media e progressi limitati […] il fatto che l’indicatore relativo agli specialisti delle TIC e quello relativo ai laureati in STEM siano rimasti invariati indica che l’offerta di forza lavoro con competenze digitali è limitata […]
  3. Uso di internet: “In termini della propensione dei singoli a utilizzare i servizi internet, l’Italia è al penultimo posto nella classifica dell’UE a 28 e dallo scorso anno sono stati realizzati pochissimi progressi. Gli utenti italiani di internet mostrano ancora una certa timidezza nei confronti di servizi avanzati, come il commercio elettronico e i servizi bancari online (e-banking) […] L’unica attività connessa a internet al di sopra della media è il consumo di contenuti digitali: musica, video e giochi online […]
  4. Integrazione delle tecnologie digitali: “Pur attestandosi ancora al di sotto della media, l’Italia ha compiuto alcuni progressi nel settore dell’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese. Le aziende italiane sono tra le prime per l’utilizzo delle fatture elettroniche, grazie in particolare all’obbligo di ricorrervi per i contratti con la pubblica amministrazione […] Il ricorso ai media sociali sta prendendo quota alquanto rapidamente tra le imprese italiane. Tuttavia, non sembra corrispondere a una strategia di vendite integrata, considerato che il commercio elettronico resta relativamente inutilizzato e che l’Italia sta perdendo terreno rispetto ad altri paesi […]
  5. Servizi pubblici digitali: “L’Italia registra prestazioni inferiori alla media nella dimensione dei servizi pubblici digitali e nell’ultimo anno ha perso posizioni in classifica. Sul lato dell’offerta, la disponibilità di servizi pubblici online – completamento dei servizi online – è al di sopra della media dell’UE, ma non ha mantenuto il passo con il miglioramento dei servizi di governo elettronico in altri paesi. Inoltre, le banche dati dell’amministrazione pubblica non sono ancora sufficientemente interconnesse […] Sul lato della domanda […] gli Italiani non sono grandi utilizzatori di servizi online complessi.

Cosa ci dice sul nostro Paese questo report? Ci dice molte cose, contiene un po’ di tutto e leggendolo nella sua interezza ci si trovano molte altre informazioni interessanti. Andrebbero analizzati altri parametri che a parere mio non sono scorrelati (tipo il tasso di analfabetismo digitale e di analfabetismo funzionale, termine che ironicamente è usato da parecchi di quelli che ne risentono), però una conclusione già si può trarre: in ultima analisi siamo un popolo ancora poco connesso, poco avvezzo alle tecnologie digitali, poco al passo coi tempi. Chiaro che poi ci ritroviamo con le soluzioni digitali che ci meritiamo.

Le cause di questo malessere (perché di un malessere si tratta, un malessere che erode la nostra competitività in un mercato sempre più aggressivo) possono essere tante: si potrebbe additare ad esempio la famigerata fuga dei cervelli, che a sua volta forse affonda le radici in condizioni lavorative e fiscali sfidanti. O forse sono i programmi scolastici a non dotare i nostri giovani di strumenti e mentalità adeguati. Si potrebbe puntare il dito su un sistema burocratico farraginoso e su un apparato pubblico poco al passo coi tempi, incapace di confrontarsi con le logiche e le dinamiche di un mondo che corre troppo veloce per chi ama lo status quo (vedasi la nostra vittoria di Pirro nei confronti di Google). Ci sarà sicuramente chi reagirà additando l’Europa stessa, cosa che va tanto di moda ultimamente: sono pronto a scommettere che qualcuno sosterrà che i dati siano stati falsati per farci apparire peggiori di quanto siamo. Che volete farci? Il mondo è bello perché è vario, anche se in questo caso sarebbe decisamente meno sconfortante essere tutti d’accordo almeno su un punto: è una situazione che possiamo e dobbiamo risolvere con l’arma più forte in dotazione al genere umano, ovvero la voglia di imparare.

Ora per favore fate partire questa canzone, e correte ad abbracciare il vostro computer: se lo merita.

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