Rousseau: il fallimento della Digital Transformation all’amatriciana

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Diceva Jean Jacques Rousseau che “una natura ha bisogno di ali, un’altra di catene“. Una terza, aggiungo io, ha bisogno di bravi amministratori di sistema: purtroppo, non tutti quelli che dicono di ispirarsi al filosofo di Ginevra sono consci di questa necessità, come dimostrano i recenti eventi in casa M5S. Nella nostra bella Italia, paese colmo di analfabeti (digitali) e cialtroni, dispiace constatare come anche gli auto-proclamati alfieri della rivoluzione digitale (nonostante un passato di segno decisamente opposto) crollino miseramente di fronte alla prova dei fatti.

Ho avuto negli anni diversi diverbi con persone che abusano di gergo tecnico più o meno sofisticato, facendone nel caso migliore specchietto per le allodole e nel peggiore supercazzola elettorale: è la mia natura da Ingegnere, da amante della tecnologia e da professionista. In questo senso, ho considerato la piattaforma pentastellata Rousseau come un’odiosa eresia fin dal momento in cui venne presentata come “Sistema operativo del MoVimento 5 Stelle“. Quello di sistema operativo è un concetto ben preciso, e vederlo usato in maniera tanto grossolana mi sembrò un campanello d’allarme: qualcuno era ridicolmente impreparato o in malafede, nel senso che o questi si proponevano di fare la rivoluzione digitale senza sapere di cosa stavano parlando oppure cercavano di intortare un elettorato impreparato con tecnicismi fuori posto.

La natura dei recenti attacchi informatici alla piattaforma Rousseau pare avvalorare la prima ipotesi, dato che il sistema è stato fatto cadere come un castello di carte usando un metodo molto elementare. Al di là di questo, sorvolando sui dettagli tecnici e soprattutto ricordando che non è mia intenzione parlare di politica su questo spazio (mai), penso ci siano alcune lezioni da imparare in questa vicenda sotto il profilo della Digital Transformation: si tratta, tanto per allinearci subito sulle definizioni e non rischiare di confonderla con qualcosa che non c’entra un tubo (tipo un sistema operativo), di un processo di innovazione armonica di processi, aspetti culturali, sociali, conoscitivi e gestionali, che ha lo scopo di ridurre gli errori e facilitare un sistema mediante l’adozione di tecnologie digitali. In soldoni, mi perdoneranno i puristi, cambiare attitudine e implementare tecnologie che consentano di lavorare meglio e snellire i processi: a mio avviso l’idea del M5S di digitalizzare la gestione della democrazia è (al netto di considerazioni di merito) un tentativo appunto di Digital Transformation, mentre il delirio che circonda Rousseau è un ottimo esempio di come approcciare male la questione. A mio avviso, i maggiori problemi derivano dal non aver considerato tre elementi chiave.

  1. Comprendere una tecnologia prima di adottarla: pare scontato ma evidentemente non è così. Comprendere non tanto il funzionamento ma anche le implicazioni, i rischi, le criticità. Non si può delegare un processo cruciale a un software senza mettere in piedi un serio e puntuale protocollo di validazione e verifica. In questo senso andrebbero prese lezioni dal settore medicale, in cui la produzione di software è molto ben normata.
  2. Approfittare della open culture e della comunità: non parlo necessariamente di adottare software open-source ma almeno di ascoltare i consigli degli esperti. Quelli veri. Le vulnerabilità di Rousseau sono state prima svelate e comunicate al M5S da un white hat (un hacker etico che non agisce con fini illeciti o dannosi), quindi sfruttate da un’altra persona che si è appropriata dei loro dati. Eppure erano stati avvertiti. Per inciso, in Italia esiste una gigantesca confusione su cosa sia un hacker: per favore usiamo le parole col loro significato. Essere hacker è in generale una cosa buona, specie quando c’è qualcuno disposto ad ascoltare quello che gli hacker stessi hanno da dire.
  3. Ricordarsi che si è parte di un sistema e che la sicurezza è una catena: perché gli attacchi si protraggono nel tempo e la piattaforma è ancora online? Si tratta di un problema serio, è in gioco la privacy di molte persone ma soprattutto, considerando la terribile tendenza di molti a usare sempre la stessa password e sempre lo stesso username su ogni servizio online, questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Mettere offline Rousseau per il tempo di una accurata revisione sarebbe stata la mossa più sensata, invece si perde tempo a lanciare J’accuse o a minimizzare.

Insomma, in estrema sintesi non si può fare Digital Transformation se non si è competenti, disposti a imparare continuamente e soprattutto consapevoli della portata delle proprie azioni. La strada da fare purtroppo è ancora tanta.

Ora per favore fate partire questa canzone, e correte a cambiare le vostre password.

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