Vegemite: scruterà in te

Uno dei più famosi cibi australiani è il mitico Vegemite: una terrificante crema spalmabile color oblio, un estratto di lievito fatto per ingannare gli incauti con la sua vicinanza sul tavolo della prima colazione a cose tipo marmellata, Nutella, burro di arachidi. Il Vegemite è tutto tranne che dolce, però non è neanche salato: ha piuttosto quel tipo di sapore che i fighetti della cucina odierna definiscono umami. Per noi schiappe dell’emisfero boreale è solitamente ripugnante: perfino Barack Obama, alfiere della finta bontà e del politicamente corretto, l’ha definito “horrible“.

Il Vegemite però fa bene alla salute, dicono, dunque ho voluto provarlo appena arrivato in Australia: a Tokyo ho mangiato il nattō, questo mi farà un baffo, no? Provo quindi a prenderne un cucchiaino dal barattolo e ad assaggiarlo così, in purezza: l’incontro con le papille gustative ha un impatto emotivo simile a vedere il necrologio di una persona conosciuta solo di vista ma da tutta la vita. Un serpente freddo mi percorre la spina dorsale: ho trovato un nemico più forte di me?

Entra in gioco il mio alter ego intelligente, Smarturo: forse sbaglio qualcosa io? Come ogni bravo Millennial so che la conoscenza assoluta è sempre a portata di browser, e mi metto in moto per cercare istruzioni su come mangiare ‘sta robaccia nera. Mi viene in aiuto addirittura Wolverine, quando sul canale Youtube del Tonight Show trovo un video in cui il mitico Hugh Jackman spiega come fare per farselo piacere:

  1. Tostare una fetta di pane;
  2. Imburrare abbondantemente;
  3. Spalmare una mezza puntina di coltello di Vegemite, formando uno strato leggerissimo.

Seguo alla lettera le istruzioni del fisicato attore e riprovo: stavolta è buono, decisamente buono. Sarà che sapevo cosa aspettarmi, sarà che mi sono preparato e ho azzeccato le dosi: il Vegemite diventa la mia colazione standard in Oceania.

Un paio di giorni dopo, è proprio mangiando una fetta di pane tostato con burro ed estratto di lievito (orrenda parodia delle madeleine di Proust) che vengo colto da un pensiero illuminante: ora capisco cosa la comunità scientificamente edotta stia sbagliando nei confronti della famiglia del piccolo Charlie Gard, delle mamme spaventate dalle tante balle sui vaccini, delle persone che “curano” il cancro con l’acqua fresca. Abbiamo dimenticato di spalmare il burro, mentre gente in malafede o totalmente fuori di testa ne ha spalmato fin troppo per coprire la carenza di contenuti. Non parlo di indorare la pillola, parlo di comunicare con mezzi adatti nel rivolgersi a persone spaventate, spesso sole, solitamente impreparate.

Il Vegemite è esattamente come la verità: magari scoprirla è doloroso ma ci farà bene. Forse non si può mangiarla direttamente dal barattolo, occorre spalmare prima uno strato di burro. In questo la divulgazione scientifica è spesso carente, e nella nostra epoca di oscurantismo digitale ciò fa il gioco degli untori che ci ammorbano con ignoranza e misticismo: la verità va divulgata ma se non lo si fa con le modalità corrette ci sarà un rigetto. La gente ha paura della verità, che spesso non è dolce nè salata ma è parecchio umami. Proprio come il Vegemite.

Ora per favore fate partire questa canzone, e allontanatevi in cerca di chiarezza.

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