Aiutiamoli a casa loro: Social Mediocrità

Come i più attenti di voi avranno notato, l’Italia ha ultimamente alcuni problemi a gestire i flussi migratori. Recentemente l’ex capo scout ed ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi è salito alla ribalta per un episodio abbastanza singolare, quando un’affermazione ritenuta da molti controversa a tema migranti è stata postata a suo nome sulla pagina Facebook del PD. Eccone uno screenshot.

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La cosa ha creato un polverone mediatico abbastanza prevedibile, soprattutto perché “Aiutiamoli a casa loro” è uno dei mantra solitamente associati a un altro Matteo, quello famoso per le felpe e per le ruspe: la reazione degli addetti alla comunicazione del PD non si è fatta attendere ed è stata una mesta eliminazione del post incriminato, cosa che ha generato ilarità e/o sdegno da parte del famigerato Popolo della Rete, quello che cura i bambini dal cancro a forza di “Amen” e impugna la carabina per protestare contro decreti legge del 1954.

Non intendo entrare nel merito dell’affermazione del paffuto politico toscano (dal momento che su questo blog non si fa politica): si può concordare o meno ma non è questo lo spazio per parlarne. Credo si possano però trarre alcune utili lezioni dalla vicenda, lezioni talmente elementari che ci fanno capire che a oggi in Italia la classe politica risente di una pericolosa leggerezza nell’uso dei Social.

  1. “Armiamoci e partite”: partiamo con un punto controverso dicendo che è possibilissimo che l’affermazione di Renzi non sia tanto una stortura a opera di un Social Media Qualcosa poco accorto, quanto una frase in linea col futuro programma del PD. Un tentativo di rivolgersi a un segmento diverso di elettorato, insomma, quello cui la Lega sta puntando da anni. Se così stanno le cose, l’errore sta nell’affidare un messaggio cruciale e delicato sul cambiamento di vision del Partito a un canale come Facebook anziché parlarne in una sede più ufficiale, per di più nascondendo la mano dopo aver lanciato il sasso. Non si mandano avanti i gregari, insomma, quando si lancia una carica di cavalleria. Assumiamo però che il PD non sia a caccia di semplici voti e andiamo avanti.
  2. “Clacson di Filini”: sarà stata la maratona di film di Fantozzi dovuta alla recente scomparsa di Paolo Villaggio, ma seguendo la vicenda non ho potuto fare a meno di pensare alla scena della prova clacson in “Fantozzi subisce ancora“. Visto l’impatto dei Social Media sull’opinione pubblica, usare Facebook in questo modo porta agli stessi risultati che si ottengono mettendo alla guida di un carro armato un ipovedente che crede di essere su un camper: sui Social si fanno danni pazzeschi e fin troppo spesso accade perché il ruolo di Social Media Qualcosa è preso sottogamba ed è affidato magari a uno stagista sottopagato. Si tratta ormai di un ruolo di tutto rispetto, fondamentale e delicatissimo.
  3. Prevenire è meglio che curare: qualche volta, come dicono in Veneto, xe pèso el tacòn del buso. Questo caso ne è esempio lampante. Eliminare un post da Facebook è un’azione inutile, dal momento che è praticamente sicuro che un nanosecondo dopo la sua pubblicazione qualcuno ne ha registrato l’esistenza. Peggio: è un’azione deleteria perché dimostra che da qualche parte c’è una coda di paglia pronta a prendere fuoco. I contenuti in Rete non si cancellano: accettare questo semplice concetto risparmierebbe a tutti molti ma molti mal di testa, eppure sembra che la gente non impari mai. Variante ancor più mesta della cancellazione dei contenuti sembra essere ultimamente incolpare gli hacker: non sarebbe meglio contare fino a dieci prima di postare?
  4. Verba volant, scripta manent, meme occidunt: anni fa, durante l’età dell’oro dell’Interwebz (quando gli uomini erano uomini, le donne erano uomini e i bambini erano agenti dell’FBI), mi imbattei bazzicando su una imageboard che inizia per “4” nel concetto noto oggi come “memetic potential“, la probabilità cioè che un’immagine, frase, video o altra entità postata in Rete diventi un meme virale (termine di origine nobile di cui molti in questo Paese ignorano o travisano il significato). In questo caso il potenziale era e rimane elevatissimo, dunque è partita una serie di sfottò che ancora non si placa. Su Internet non solo quello che è postato è permanente, se ha memetic potential viene anche trasformato in fenomeno virale e continua a rimbalzare in rete come una pallina da flipper. Si tratta del circolo vizioso che ha portato mesi fa al suicidio di Tiziana Cantone, rea di aver ignorato che il suo video porno amatoriale sarebbe stato non solo online per sempre ma anche sfruttato per parodie e derivazioni varie. Nel caso di Renzi si è già passati dall’associazione con la Lega a quella col Fascismo, come la variante italica della Legge di Goldwin impone: non si torna indietro.
  5. “Bersani era spompo”: ovvero “Chi di spada ferisce di spada perisce“. Renzi in passato ha combattuto i suoi avversari politici sul campo della comunicazione, sfruttando calcolati fuori onda e una presunta ondata di rinnovamento per sgomitare vittoriosamente tra i mastodonti della vecchia Politica. Sorpresa sorpresa, ora è cascato nella sua stessa trappola, dando alla Lega un assist incredibile a causa dell’uso poco accurato di uno dei mezzi sui quali aveva tradizionalmente puntato. La morale è sempre quella: se porti lo scontro su un territorio che ti è favorevole devi assicurarti di non adagiarti sugli allori. Internet non è luogo da battaglie campali ma da guerriglia, da mine antiuomo e da cecchini. Mai abbassare la guardia.

Ora per favore fate partire questa canzone, e allontanatevi oscillando un po’ a destra e un po’ a sinistra. Tanto è uguale.

6 Comments

  1. Ciao Arturo mi permetto di aricchire la discografia correlata aggiungendo che se una parte Politica si ravvede, questo è certamente segno di intelligenza, si spera non sia solo una mossa propagandistica… (devono, quelli del PD ancora dimostrare di credere in quello che proclama il loro Caro Leader). Mentre al momento è meglio l’originale, l’altro Matteo.
    Sempre di Gaber: Il potere dei più buoni.

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    1. Grazie del contributo Alberto, il Signor G è sempre ben accetto. Come dicevo non esprimo giudizi di merito su quella che sembrerebbe essere la futura linea PD (il mio punto 1 è in realtà abbastanza probabile, il fatto di aver cancellato il post non cambia il fatto che da quanto mi dicono l’intervento è tratto dal libro di Renzi di prossima pubblicazione: carta canterà a quanto pare, e lì non si potrà tornare indietro). Diciamo che sicuramente viviamo in un momento storico in cui qualcosa si è mosso in Italia, e molti politici giustamente annusando il cambiamento si preparano a trarne vantaggio. Come ha titolato qualcuno, potrebbe tranquillamente essere visto come un salto sul carroccio.
      Rimango perplesso dalle modalità di uso dei Social: al netto di dietrologie e interpretazioni si tratta di un girotondo comunicativo caotico che ha fatto più male che bene a chi lo ha attuato.

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